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Leonida Patrignani “Bandiera”


S. Polo d’Enza (RE), 1909 - ?

Comandante


Avvocato, iscritto al Partito d’azione, Leonida Patrignani presta servizio militare negli Alpini come ufficiale fino all’8 settembre 1943.
Dopo l’armistizio, il Partito d’azione si trova a vivere qualche difficoltà nel passaggio a una fase di clandestinità completa, poiché alcuni dei suoi dirigenti si erano esposti politicamente durante il periodo badogliano. È in questa fase che emerge fra le sue fila Patrignani, il quale gode di ampi contatti con i dirigenti azionisti Masia e Quadri e con la direzione milanese del partito, come testimoniato da Ferruccio Parri stesso.
L’8 settembre “Bandiera” si trova in licenza a casa della madre a Marano sul Panaro, in attesa di tornare in Grecia; ma decide subito di disertare e impegnarsi nell’organizzazione della Resistenza della zona. Fra l’ottobre e il marzo 1944 Patrignani allaccia relazioni con un gruppo di renitenti locali, che però, coerentemente con l’idea propugnata dal Partito d’azione nel Cln, mantiene inattivi in attesa della buona stagione.
Nel dicembre del 1943 entra a far parte del Comitato militare provinciale costituitosi all’interno del Cln, insieme a Osvaldo Poppi “Davide” e al cattolico Ermanno Gorrieri “Claudio”. Fra Poppi e Patrignani (quest’ultimo appoggiato da Gorrieri) si produce un conflitto proprio sul tema dell’inizio della lotta armata, che il Pci avrebbe affrettato, mentre gli altri partiti rimandano alla primavera.
Solo in marzo Patrignani decide di dare vita a una formazione partigiana, con l’obiettivo di riunirsi al gruppo di “Armando”, sulle montagne della valle del Panaro. Il progetto però non ha seguito perchè il gruppo viene subito attaccato e disperso dai tedeschi a Pieve di Trebbio. Dopo questi fatti, Patrignani lascia la provincia di Modena, si sposta a Milano e poi in Svizzera.
Dopo due mesi circa trascorsi all’estero, fa ritorno in Emilia, operando come capo di stato maggiore nelle formazioni azioniste del Piacentino e come ispettore generale delle formazioni emiliane di Giustizia e Libertà.
Nell’inverno 1944-45, a causa di un ascesso polmonare, è costretto a recarsi a Milano dove viene ricoverato in ospedale sotto falso nome. Scoperto dai tedeschi, riesce a sottrarsi alla cattura.
Dopo la guerra è brevemente a Modena, dove presiede una commissione d’inchiesta interna all’Anpi. È anche segretario del locale Pda fino allo scioglimento nel 1947.
Poi si trasferisce a Comacchio, dove continua a esercitare la professione di avvocato.


Formazioni di appartenenza

Istituto per la Storia della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Modena - E.T.S.


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