
Mario Comelli “Ramberga”
Reggio Emilia, 1916 - ?
Capo di stato maggiore
Mario Comelli “Ramberga” nasce a Reggio Emilia il 16 settembre 1916 da Iole Comelli e risulta attivo come partigiano dal 16 settembre 1944 al 30 aprile 1945. Secondo Ermanno Gorrieri si tratta di un «ex fascista repubblicano, già redattore capo della Gazzetta dell’Emilia ai tempi di Cacciari (ovvero Enrico Cacciari settembre 1943 – dicembre/gennaio 1944), passato nell’autunno 1944 nell’organizzazione comunista di pianura. Dopo la liberazione lavora presso “La Verità”, settimanale della Federazione Comunista di Modena […]. Più tardi abbandonò il PCI». Già dalla fine del 1944 è comandante del Terzo settore della Sesta zona Sap, come si firma in una lettera del 6 dicembre 1944. A fine gennaio 1945 partecipa alla riunione che dà vita alla Brigata Mario Speranza, nata – secondo Gorrieri – all’insaputa del Comando di Divisione. Nei mesi successivi è al comando del Battaglione Zoello Monari con base operativa nella zona di Torre Maina. Durante il rastrellamento di Torre Maina (3 di aprile 1945) ordina lo «sganciamento in ordine sparso verso la pianura» dei suoi uomini, dopo aver fatto loro seppellire le armi. Questo episodio, unitamente alla morte di Chiaffredo Cassiani “Stop” capo della Brigata Mario Speranza, avvenuta nel corso dell’episodio, dà luogo a un’aspra polemica con Martino Lizzi “Gimmi” e le altre formazioni coinvolte. Di tutto questo restano le due relazioni, che presentano i fatti in modo molto diverso. Queste tensioni portano allo scioglimento del Battaglione Monari, che viene riconfigurato in Brigata, dove “Ramberga” assume il ruolo di capo di stato maggiore. Durante un nuovo rastrellamento tedesco, l’11 aprile, nel quale muoiono i fratelli Pini, «Ramberga viene catturato e guardato a vista presso le case bianche. Verso le 10.30 approfittando della momentanea disattenzione del guardiano, Ramberga riesce a fuggire attraverso i campi raggiungendo Maranello». Secondo la testimonianza rilasciata a Romolo Ferrari da Celso Fili, “Ramberga” è coinvolto anche in una spartizione di tessuti requisiti, in cui avrebbe disatteso le direttive del Cvl per seguire una sua convinzione personale circa la corretta destinazione. Per questo sarebbe anche stato sottoposto a un procedimento dal Cvl di Maranello, di cui però non si ha certezza. Secondo Giovanni Fantozzi “Ramberga” ricopre anche il ruolo di commissario politico della Mario Speranza e «nel dopoguerra accus[a] clamorosamente il Pci di essersi appropriato dei beni dell’ebreo Manlio Formiggini, dopo l’assassinio, da parte di ex partigiani, del ricco possidente Carlo Foresti, che li custodiva nella sua villa di Carpi, con un articolo comparso sulla “Gazzetta di Modena” l’11 novembre 1952 Scomparso come l’oro di Dongo il tesoro Foresti-Formiggini».
Testimonianze
Intervista a Fili Celso (estratto), ISMO, Archivio Romolo Ferrari, Raccolta delle testimonianze dei partigiani, b. 5, unità 29</a>
"Intervista Fili Celso E Giorgi Silvano N.29 (Br. Mario Speranza) 4".
Intervista Fili Celso E Giorgi Silvano N.29 (Br. Mario Speranza) con dida: Intervista a a Fili Celso(estratto), ISMO, Archivio Romolo Ferrari, Raccolta delle testimonianze dei partigiani, b. 5, unità 29
"Intervista Fili Celso E Giorgi Silvano N.29 (Br. Mario Speranza)".