
Anatolij Tarasov (in alcuni casi Tarassov)
Leningrado, 1921 - 1971
Commissario
Nato in un villaggio di campagna e rimasto orfano di padre, Anatolij Tarassov si trasferisce con la madre a Leningrado.
Nel 1941 si arruola e combatte contro i tedeschi.
Fatto prigioniero, nell’estate 1943 viene portato in Italia.
Riesce a scappare con l’amico Viktor Pirogov e tramite la famiglia Sarzi trova rifugio presso Casa Cervi.
Arrestato con i fratelli, viene però portato a Parma e poi a Verona.
Nella primavera 1944 fugge e si aggrega alle Sap reggiane e poi sale in montagna.
Diventa così il commissario politico del Battaglione sovietico, protagonista della Zona libera.
Dopo il rastrellamento Tarassov prosegue l’attività partigiana, fino al passaggio del fronte e oltre, entrando in febbraio nel Battaglione Alleato che combatte a Botteghe (Albinea, RE).
Dopo la liberazione rimane altri sei mesi in Italia, impegnandosi nel lavoro di rimpatrio degli ex-prigionieri.
In quest’ambito viene arrestato e recluso per tre anni dalla polizia staliniana.
Riabilitato nel 1956, anche grazie all’intervento dell’Anpi, vive a Leningrado lavorando come incisore.
È molto attivo nell’Associazione Italia-Urss.
Nel 1960 pubblica le sue memorie sull’esperienza italiana, tradotte dall’Istituto storico di Reggio Emilia e pubblicate dall’Anpi nel 1975.
Nel 1965 torna in visita a Casa Cervi.