Uccisione di Bruno Roli
Il 1° marzo 1945 in uno scontro a San Vito di Spilamberto con la Brigata Nera locale, viene ucciso il comandante della stessa, Bruno Roli. L’azione viene condotta dagli uomini della Brigata Sap Casalgrandi insieme ai Gap della V Zona.
Brigata Sap Aldo Casalgrandi
Nella V Zona le tradizioni antifasciste sono ben radicate in un’ampia fascia di popolazione, in particolare tra le numerose famiglie che orbitano intorno al polverificio SIPE di Spilamberto, che nei primi anni di guerra si è notevolmente ingrandito arrivando a raggiungere i 5.000 dipendenti. In quest’ambito nasce l’Als (Associazione lavoratori di Spilamberto), che si occupa di propagandare idee antifasciste e di collaborazione tra le varie anime del proletariato, dando vita a un giornale clandestino “La Voce della Giustizia”. Intorno a questi nuclei antifascisti nascono le prime squadre Sap della zona, dapprima nelle zone limitrofe alla SIPE stessa (Basse Rangoni di Spilamberto e Basse di Vignola) e poi nella zona di San Vito (Spilamberto).
In quest’ultima località si installa, in casa del sarto Balugani, il Comando di zona.
La nascita della Brigata Aldo Casalgrandi, in senso stretto, avviene nel gennaio del 1945 in seguito all’arresto dei quadri dirigenti della Resistenza nel territorio, Aronne Simonini e Antonio Garau. L’intitolazione della brigata è ad Aldo Casalgrandi operaio della SIPE, gappista, ucciso nell’eccidio nazifascista di Ospitaletto il 13 agosto 1944.
Ad assumere il comando della brigata viene chiamato Francesco Parigi “Feodor”, mentre il ruolo di commissario politico viene affidato a Gilberto Galli “Natale”. Già dal 18 gennaio 1945 in zona rientra Antonio Garau “Geppe”, fuggito dal carcere di Verona. In questo momento assume il ruolo di capo di stato maggiore. L’attività della brigata, che ha base di comando a San Vito e base amministrativa a Vignola, nell’ufficio di Zagnoli, allora direttore della filiale della Banca Popolare di Modena e membro del locale Cln, si articola in sabotaggi, prelievi, controllo e trasmissione di informazioni, presidio del territorio in particolare per impedire razzie di beni di prima necessità. Ci sono tuttavia anche diversi scontri armati.
La formazione, con la nascita della II Divisione Modena, viene ridenominata 13ª Brigata d’Assalto Aldo Casalgrandi.
Archivio Gruppo di Documentazione Vignolese Mezaluna – Mario Menabue Aps
Francesco Borghi, L’an n’éra ménga giòsta (Spilamberto e il Vignolese nelle lotte sociali e nella Resistenza), Spilamberto, Tipografia Soragni 1976
Mario Menabue, Basta salvare la pelle. Problemi politici, militari, logistici e finanziari della guerra civile, 1943-45, nella Valle del Panaro, Modena, Il Fiorino 2000
Organizzazione patriottica Romero
Dall’estate 1944 nella VI zona della pianura modenese (Sassuolo, Formigine, Magreta e Maranello) inizia a operare l’Organizzazione patriottica Romero, fondata dal dottor Giulio Mesini di Formigine, ex-tenente dei carabinieri.
Secondo la testimonianza dell’ingegner Angelo Carani, ex aderente all’organizzazione Romero, si tratta più che di una struttura partigiana in senso stretto, di «un’organizzazione che aveva proprio il compito specifico di disciplinare il trapasso dalla dittatura alla libertà nel massimo ordine possibili», che si arroga inoltre una sorta di compito di polizia.
La presenza di questa formazione è particolarmente intensa nell'autunno del 1944, quando però si acuiscono anche i dissapori con i responsabili dei quattro Settori Sap della VI Zona, come emerge, tra l’altro, dalle lettere di “Ramberga” - comandante del III settore - che ne denuncia i comportamenti antisappisti e anticomunisti: «L’organizzazione Romero conduce nel nostro settore una campagna di propaganda contro la S.A.P. tacciandola di formazione illegale. Un membro del Comitato alla riunione di ieri ha dichiarato di aver saputo da fonte degna di fede che Romero intende disarmare la nostra S.A.P», ribadendo in altra lettera che la Romero è «formata da individui attendisti e disgregatori … d’altronde comodo evitare la lotta con le armi a viso aperto».
Anche il Comando del IV settore lamenta interferenze da parte della Romero «inoltre vanno diffondendo [i componenti della Romero, ndr.] a tutti i nostri Sapisti di sganciarsi dal vincolo della S.A.P. assicurando a tutti questi che, soltanto sotto la protezione del Comitato del partito Democratico-cristiano, avranno domani l’onore di potersi chiamare italiani e non saranno messi al bando come quegli individui che ancora danno le loro attività; patriottiche nelle fila delle S.A.P.».
Nonostante le numerose richieste di scioglimento della formazione da parte degli uomini sul campo, la Federazione Comunista di Modena l’8 dicembre 1944 ribadisce, con fermezza, che è opportuno trovare una forma di coesistenza.
In questa direzione si tenta anche la nomina di Mesini a capo di stato maggiore delle Sap della VI zona in rappresentanza della Dc. La scelta è del tutto fallimentare perché “Romero” continua a «non riconoscere SAP e GAP e a rifiutare ogni inquadramento».
Questo stato di cose si risolve solamente a fine gennaio 1945, quando il Mesini passa il fronte e i suoi uomini, in gran parte, aderiscono ad altre formazioni di coerente cifra politica.
Uno strascico si ha nel marzo del 1945 quando la Segreteria della Dc prende atto di numerose denunce contro “Romero”, da cui risulta che «ne aveva fatte di tutti i colori».
Centro Francesco Luigi Ferrari di Modena, Archivio “Brigate Italia”, b. 2
Luciano Casali, Storia della Resistenza a Modena, Modena, Anpi 1980
Francesco Genitoni, Soldati per conto nostro, Milano, Vangelista 1989
Divisione Modena Montagna
La Divisione Modena Montagna nasce dalla riorganizzazione dei partigiani della montagna modenese dopo il rastrellamento di Montefiorino di inizio agosto.
Il 2 del mese il Comando e la maggior parte dei partigiani modenesi (circa 3.000) passano la SS12 nei pressi di Montecenere e fissano il comando a Rocchetta.
Gli attacchi nemici proseguono e le formazioni, ingenti ma demotivate, attraversano momenti difficili. A metà mese gran parte delle formazioni rientra nella valle del Secchia.
I comandanti si riuniscono più volte alla Casa dello Storto, sede della formazione di Barbolini, dove emergono le critiche verso “Armando” e “Davide” da parte del Pda e della Dc, ma anche di Barbolini. Si fa l’ipotesi di un comitato di comandanti o di un intervento del Cumer, che, con l’aiuto di “Pellegrino” e “Secondo” riuscirà a sventare la minaccia. Seguendo le indicazioni del Cumer il Corpo d’armata centro Emilia viene ridotto a Divisione.
Il Comando rimane inizialmente invariato: “Armando” comandante, “Davide” commissario, "Nardi" capo di stato maggiore, Barbolini vicecomandante, “Angelo” ufficiale addetto al comando, “Libero Villa” intendente. Viene però aggiunto “Lino” come vicecommissario.
Sotto il Comando figurano la Brigata Bigi e la Brigata Costrignano (derivate dalla I Divisione); la Brigata Roveda (derivata dalla II); la Brigata Minghin (derivata dalla III), la nuova 34a Brigata Ferrari; queste formazioni, insieme al Battaglione Fulmine, sono nella zona di san Martino.
Nella valle del Panaro rimane invece la 64ª Gramsci (insieme con “Armando” e “Ercole”).
Oltre alle difficoltà create dal rastrellamento, patisce la frammentazione delle formazioni: Barbolini e Nardi sono nel Reggiano, “Davide” e "Angelo" nella Valle del Secchia, "Armando" in quella del Panaro.
Il 7 settembre il Cumer chiede alla Divisione Modenese di predisporre due missioni, una verso Modena e una verso Bologna.
Davide protesta, richiamando anche le diverse indicazioni date dalla missione alleata. Inoltre si registrano nuovi rastrellamenti il 12 settembre nella valle del Secchia e il 21 in quella del Panaro. Essi sanciscono la spaccatura tra i due tronconi,e la progressiva perdita di controllo da parte di "Armando".
“Armando” agisce a metà ottobre nell’area di Pavullo, poi si sposta a Sassoguidano dove viene attaccato dai tedeschi. A seguito di questo scontro si sgancia raggiungendo prima la zona di Montese e poi quella di Fanano, stabilendosi sul Lago di Pratignano. Da qui scende a Pianaccio e poi a Castelluccio di Lizzano, passando il fronte in arretramento.
A metà mese, senza ancora notizia di “Armando”, “Davide” organizza un Gruppo Brigate Est, composto dalla Roveda e dalla Gramsci, al comando di "Angelo" e con “Guido” commissario, per scendere verso Bologna secondo gli ordini del Cumer.
Dopo la battaglia di Benedello anche queste formazioni passano il fronte il 10 novembre e si uniscono ad “Armando”.
Il 17 ottobre, dopo aver atteso notizie inutilmente per un mese, “Davide” comunica alle formazioni la decadenza di “Armando” come comandante e la sua sostituzione con Barbolini; ma il 22 arriva finalmente la comunicazione di “Armando”. A quel punto viene diffusa un'altra comunicazione che elogia “Armando” ma invita anche a suo nome a rimanere di qua dal fronte e continuare la lotta.
Il 19 aprile avvia le operazioni insurrezionali.
Il 23 giunge a Sassuolo, mentre alcune squadre liberano anche Formigine.
Battaglione Democratico Cristiano o Battaglione Claudio
All’inizio di maggio 1944 un primo nucleo di ispirazione cattolica, originato dal Gruppo di Magreta (Formigine), sale in montagna guidato da Ermanno Gorrieri “Claudio”, entrando poi a fine mese nella Brigata Ciro Menotti. Dopo la nascita della Zona libera di Montefiorino, la formazione democristiana, notevolmente rafforzata, diviene un battaglione di riserva con sede nelle località Gusciola (Montefiorino) e Frassinoro.
Il battaglione partecipa alla difesa della Zona libera, distinguendosi nell’ultima disperata resistenza all’attacco nemico per poi sganciarsi in piccoli gruppi allo scopo di sfuggire ai rastrellamenti.
Al termine di questo periodo complicato, nella riorganizzazione generale di fine estate, il battaglione viene inquadrato nella 34a Brigata Antonio Ferrari, che raccoglie formazioni di diversa ideologia.
Ad assumere il comando della Brigata è “Claudio”, sostituito al comando del Battaglione da Alfredo Cavazzuti “Alfredo”.
La vita di questa organizzazione, segnata da tensioni interne fra le varie compagini politiche, è molto breve: infatti, a metà settembre, a seguito di un pesante rastrellamento con conseguente disimpegno, si arriva a una separazione definitiva, formalizzata nel convegno di Civago (Villa Minozzo, RE). A seguito della riorganizzazione di dicembre della Divisione Modena e dei suoi ruoli apicali, ora appannaggio delle forze cattoliche, il battaglione viene frazionato in tre gruppi, che si legano rispettivamente alle Brigate Dolo (gruppo di “Alfredo”), Dragone (gruppo di William Zironi “William”) e Santa Giulia (gruppo di Walter Gorrieri “Walter”).
Una nuova crisi di rapporti all’interno della Divisione spinge a un ulteriore mutamento negli assetti di comando con una marginalizzazione della componente democratico-cristiana e la conseguente creazione, il 7 marzo 1945, della Brigata Italia, che riunisce di nuovo le forze di area cattolica.
Centro Francesco Luigi Ferrari di Modena, Archivio “Brigate Italia”
ISMO, fondo Ermanno Gorrieri
Le Sapm attaccano colonne di tedeschi
L’8 febbraio 1945 le Sapm attaccano due colonne tedesche di 250 uomini circa sulla strada verso Santa Giulia e Gombola (in località Volta di San Martino). Le fonti partigiane contano 20 morti tedeschi e un numero non precisato di feriti. Nessuna perdita tra i partigiani. Vengono citati per il loro comportamento «eroico» anche gli uomini della Brigata Scarabelli.
Gruppo formazioni Scarabelli, poi Sap Montagna, poi Brigata Scarabelli
Dopo il rastrellamento di agosto 1944 che mette fine alla Zona libera di Montefiorino, “Marcello” passa il fronte e rientra solo a fine mese, stabilendosi a Talbignano.
A quel punto i suoi uomini, protagonisti di un importante scontro con i tedeschi a Monteforco il 25 agosto, si sono già accasati presso altre formazioni; in particolare due battaglioni, sotto il comando del “Toscano”, sono entrati nella Brigata Ferrari.
“Marcello” crea allora una nuova formazione, denominata Gruppo formazioni Scarabelli, con Ilario Pelati “Tom” come commissario politico. A ottobre passa di nuovo il fronte, raggiungendo Firenze, dove stringe accordi con gli Alleati. A fine novembre resta in zona solo il gruppo comandato da Amelio Tassoni. A dicembre però “Marcello” ritorna e riceve generosi rifornimenti dall’Oss.
Ai primi di gennaio del 1945, tre riunioni hanno lo scopo di regolare i rapporti fra lui e la Divisione Modena Montagna. Nel corso di tali incontri, nasce la proposta di creare un’organizzazione su modello delle Sap (Squadre d’azione patriottica) della pianura, di cui “Marcello” stesso avrebbe assunto il comando. Le Sapm vengono messe in difficoltà dal rastrellamento di gennaio 1945. “Marcello”, molto criticato, rassegna le dimissioni, poi rientrate.
Il 13 marzo, con il riassetto del Comando, “Marcello” viene nominato vicecomandante. Le Sapm sono scorporate dando vita alla Brigata Scarabelli.
Il gruppo sostiene vari combattimenti a San Pellegrinetto, Vignola, Maranello e sulla via Giardini.
Nel mese di marzo si porta sempre più vicino alla fascia pedemontana.
Il 22 aprile giunge a Moncerrato, occupando la strada Barbona – Selva. La mattina del giorno successivo occupa Faeto e Serramazzoni. Con una trentina di uomini “Marcello” percorre la via Giardini, arrivando poche ore dopo a Modena.
Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea in provincia di Modena, Fondo brigate partigiane, 5, Lettera di Lino e Secondo al CUMER n. 383, 2 gennaio 1945, citata in: E. Gorrieri, La Repubblica di Montefiorino. Per una storia della Resistenza in Emilia, Bologna, Il Mulino, 1966, p. 594.
Tentativi di disarmo a Pianosinatico
Filippo Papa parte da Lizzano in Belvedere con 145 uomini nel tardo pomeriggio del 24 dicembre e arriva sopra la linea di difesa tedesca di Pianosinatico (PT). Da qui, in attesa dell’ordine di attacco, una pattuglia di 15 uomini dà inizio a un’operazione di disarmo di due capisaldi tedeschi. Mentre i partigiani si ritirano con i prigionieri, vengono attaccati da un’altra postazione tedesca. Viene ferito anche il comandante Papa. Nonostante le difficoltà logistiche, l’azione ha successo: sono uccisi sette tedeschi e otto vengono fatti prigionieri. I partigiani ricevono un encomio solenne e si guadagnano la fiducia degli alleati. Papa, ferito, guadagna la Silver Star.
Collocazione di mitragliatrici
Una formazione di 69 partigiani parte da Lama Mocogno e arriva fino a Melo (PT) per installare postazioni di mitragliatrici, il 13 dicembre. L’avamposto partigiano viene attaccato dai tedeschi il 16 dello setsso mese ma senza risultati. Vengono poi occupate nuove posizioni più avanzate, attaccate dal nemico, per due volte, il giorno dopo.
Brigata Costrignano
Dopo il rastrellamento tedesco di inizio agosto, le forze partigiane modenesi vengono riorganizzate.
Ai primi di settembre del 1944, la divisione comandata da Giuseppe Barbolini è divisa in due brigate, una delle quali prende il nome di Brigata Costrignano. Ne diviene comandante Filippo Papa "Filippo". A seguito del nuovo rastrellamento avvenuto fra l’11 e il 12 settembre, alcune brigate e una parte del comando della divisione si spostano nel Reggiano, ma il gruppo capeggiato da “Filippo” ritorna poco dopo nella zona di San Martino-Santa Giulia.
Passa il fronte il 22 novembre, portando con sé anche il Battaglione Russo.
Entra quindi a far parte della Divisione Modena Armando, rispetto alla quale mantiene però una certa autonomia; si lega poi alla formazione toscana di “Pippo” che agisce nella stessa zona.
La Costrignano infatti arriva a Cutigliano (PT) e si stabilisce in una colonia a San Marcello Pistoiese.
Inizialmente gli alleati disgregano la formazione, distribuendo gli uomini in piccoli gruppi sul fronte, ma poi sopravviene la necessità di rafforzare la zona di San Marcello, quindi la Costrignano viene schierata a supporto di "Pippo".
Si distingue in alcune offensive e in particolare nell’attacco a Pianosinatico (PT), che le fa guadagnare un encomio alleato.
Collabora con la Feb, la Força expedicionária brasileira, e da gennaio con la 10ª Divisione americana.
A fine marzo è protagonista della conquista di Monte Spigolino sopra Ospitale.
Nell’offensiva finale, libera Sestola e Montecreto (21 aprile) e giunge fino a Pavullo (22 aprile) e Sassuolo (23 aprile).
Luciano Casali (a cura di), Lotte sociali e lotta armata. La Resistenza nelle zone delle province di Bologna, Modena e Pistoia, Atti del convegno tenutosi a Lizzano in Belvedere, 24-25 settembre 1977, ed. Tipografia Moderna-Bologna 1977
Gabriella Aschieri, Anche noi sulla linea Gotica, San Marcello Pistoiese, Amministrazione comunale 1995
Giorgio Petracchi, Intelligence americana e partigiani sulla linea gotica. I documenti segreti dell'Oss, Padova, Libreria Progetto 1992, p. 83



