Il progetto Atlante delle formazioni partigiane modenesi è stato realizzato con il cofinanziamento di Regione Emilia-Romagna, Programma regionale FESR 2021/2027Bando per la digitalizzazione del patrimonio culturale di biblioteche archivi storici musei e altri istituti e luoghi della cultura.

UN ATLANTE PERCHÉ?

Quante e quali erano le brigate partigiane nel territorio provinciale di Modena?
Dove operavano? E chi le guidava?
La scelta di realizzare un Atlante storico digitale delle formazioni partigiane modenesi è partita da queste semplici domande (che però hanno risposte complesse) ed è stata mossa dall’intenzione di sistematizzare i dati delle ricerche e delle conoscenze scientifiche consolidate in questi ottant’anni. L’obiettivo era quello di rappresentare la diffusione nel territorio della resistenza armata – intesa come guerra partigiana – nella sua dimensione diacronica, dal settembre 1943 alla fine di aprile 1945, provando a ricostruirne – laddove possibile – le evoluzioni e i cambiamenti. Spesso infatti la fotografia fornita dai testimoni e dagli storici è quella al 22 aprile 1945: una immagine statica che non consente di apprezzare l’articolazione e la dinamica che hanno contraddistinto la vita delle formazioni.
Siamo ripartiti quindi dalle fonti primarie: il fondo delle Brigate partigiane conservato presso l’Archivio dell’Istituto storico di Modena e la letteratura scientifica che ha fondato la storiografia sulla Resistenza modenese.
Ci riferiamo in particolare a La Repubblica di Montefiorino. Per una storia della Resistenza in Emilia di Ermanno Gorrieri, edita per la prima volta da Il Mulino nel 1966; al volume di Luciano Casali Storia della Resistenza a Modena (Editori Riuniti 1980), a Claudio Silingardi, Una provincia partigiana. Guerra e Resistenza a Modena 1940-1945 (FrancoAngeli 1998) e a Il volto del nemico. Fascisti e partigiani alla guerra civile. Modena 1943-1945 di Giovanni Fantozzi, uscito per Artestampa nel 2013. Questi testi ancora oggi sono un pilastro fondamentale per chi si avvicina allo studio della guerra partigiana nella provincia di Modena e lo sono stati anche per noi in questa ricerca. Perciò non troverete rimandi specifici a queste opere, poiché esse sono alla base di ogni scheda descrittiva.

UN ATLANTE COME?

Nell’impossibilità di realizzare una rappresentazione dinamica completa, abbiamo comunque puntato a rendere lo sviluppo cronologico attraverso una serie di carte che fotografano nove diverse fasi della resistenza armata modenese. Si tratta di periodi di breve durata, pressoché omogenei, che affiorano in virtù di una certa stabilità organizzativa, scanditi da eventi che invece hanno modificato le strutture di alcune formazioni. Siamo consapevoli che la scelta di questa scansione temporale a volte è rappresentativa delle dinamiche dell’intera provincia, altre volte si dimostra meno fedele alle differenze tra l’andamento della guerra partigiana in pianura e in montagna.

COME LEGGERE L’ATLANTE

Fasi

Per ciascuna fase (da selezionare nel menu a fianco della cartina) vengono indicate, localizzate e schedate le principali formazioni attive, collocate nella loro base
principale, e le loro azioni – svolte e subite – nella fase indicata. Abbiamo scelto di rappresentare le formazioni modenesi, seguendole anche fuori dal territorio
modenese, mentre non sono state considerate, almeno per il momento, quelle non modenesi, ma attive nel territorio provinciale.
Nelle cartine, si leggono già diversi elementi.

Icone

Le icone geometriche (triangolo, quadrato e cerchio) ci segnalano la gerarchia delle formazioni, in tre livelli principali (divisione, brigata, distaccamento).

Colori

I colori, invece, rappresentano la connotazione politica delle formazioni: a ognuna delle principali culture politiche presenti sul territorio (comunisti, socialisti, azionisti, cattolici, autonomi) è stata assegnata una palette di colori di riferimento. Come noto, però, l'appartenenza politica non era sempre omogenea o univoca: abbiamo quindi cercato di rendere questa gradualità attraverso la maggiore o minore intensità del colore utilizzato.

Timeline

Ogni cartina corrispondente a una fase dialoga con la timeline sottostante, scorrendo la quale è possibile capire i comportamenti delle formazioni all’interno di ogni fase: essa ci mostra le azioni compiute, ma anche quelle subite, e la loro collocazione nel tempo in relazione a quella sul territorio.

Schede descrittive

Ogni pin sulla mappa ci porta a una descrizione interna che fornisce i dati di base, ma anche i principali materiali d'archivio digitalizzati, provenienti per la quasi totalità dai fondi dell’Istituto storico. Comprendiamo bene che questa scelta possa trascurare elementi di completezza, ma, in attesa di una progressiva implementazione, abbiamo voluto valorizzare le numerose fonti da noi conservate e digitalizzate che, in relazione dinamica tra loro, ancora offrono interessanti spunti da esplorare.
L’Atlante è però interrogabile anche attraverso il diagramma degli eventi e le liste delle formazioni e delle biografie dei loro componenti principali. Da queste schede è sempre possibile tornare alla mappa per comprenderne i movimenti nel tempo e nel territorio e in relazione alle altre brigate.
Per rendere l’intricato percorso delle formazioni abbiamo poi inserito ciascuna di esse in una sequenza più ampia, indicata nelle singole schede. È infatti possibile individuare l’articolazione gerarchica e i passaggi da una formazione a un’altra.

UN ATLANTE E POI?

La cartografia e le nuove possibilità tecniche offerte dalle digital humanities in merito ai data base, alla georeferenziazione, alla messa a disposizione di documenti digitalizzati ci aiutano a focalizzare meglio le informazioni sulla struttura della Resistenza nella provincia di Modena. Si evidenziano così la presenza diffusa, ma discontinua, dei partigiani, le differenti dinamiche tra pianura e montagna, i periodi di maggiore attività della Resistenza e di maggior violenza da parte nazista e fascista.
Riconosciamo che, come qualunque rappresentazione digitale, l’Atlante non restituisce la totalità dell’esperienza ‘mappata’ e non ne esaurisce la complessità. Ma come avviene per i progetti di public history più riusciti, la costruzione di un prodotto divulgativo ha imposto una selezione e gerarchizzazione del materiale che ha determinato anche una rielaborazione storiografica, facendo emergere nuovi particolari e piste di ricerca originali.
Ovviamente si tratta, almeno in questo settore, di un progetto sperimentale, in cui ancora lo scarto tra esigenze degli storici e possibilità tecniche compatibili non è completamente colmato. Ma ci pare comunque di avere messo a punto uno strumento ricco e utile, che garantisce un’immagine più articolata e dinamica degli strumenti cartacei esistenti e che riporta ogni utente in una relazione diretta con le fonti primarie digitalizzate.

Staff di progetto Istituto storico di Modena

Progettazione: Mirco Carrattieri, Chiara Lusuardi, Metella Montanari, Claudio Silingardi, Beatrice Tioli

Cura scientifica: Mirco Carrattieri, Chiara Lusuardi, Claudio Silingardi

Ricerca: Cora Benetti, Mattia Golinelli, Rocco Melegari, Alberto Stefani

Data management: Irene Strinati

Con la collaborazione degli studenti in tirocinio Lisa Balugani (UniPr), Ilenia Campa (UniMoRe), Samuele Canovi (UniMoRe)

Istituto per la Storia della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Modena - E.T.S.


CONTATTI

  • Viale Ciro Menotti 137 - 41121 Modena
  • TEL: 059 219442/42377
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Questo progetto rientra in Storie digitali Modena, un portale che intreccia voci, mappe, documenti e racconti per far rivivere il Novecento modenese.

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