Sette combattimenti
La Brigata Sap Casalgrandi sostiene complessivamente sette combattimenti di varia rilevanza con i tedeschi, nel corso dei quali muoiono cinque nemici e tre sono feriti gravemente. Sempre nello stesso mese si registrano vari disarmi di truppe nemiche con recupero di un importante arsenale. Tra questi, avvengono veri episodi di eroismo, come la staffetta del 3° Battaglione, che, da sola, disarma due militi tedeschi.
Comando provinciale Sap
Le prime formazioni Sap nella pianura modenese iniziano a operare nella tarda estate del 1944, seppur la loro organizzazione sia stata più lenta. Tra settembre e ottobre il movimento sappista viene strutturato sulla base del piano insurrezionale, dividendo la città di Modena in cinque settori, al comando dei quali sono posti tre partigiani provenienti dai Gap e due elementi provenienti dal Partito Comunista. Alla fine del 1944 si sono organizzati 97 sappisti nella zona a nord-est della città, 220 in quella a sud-est, 100 in quella a sud, 76 in quella a sud-ovest, 102 in quella a nord-ovest. Nel resto della pianura le Sap si strutturano secondo la divisione già stabilita per la Brigata Walter Tabacchi. Il Comando provinciale è composto da Bruno Casarini “Bruno", Dalife Mazza “Marino”, Giorgio Bartolamasi “Ivan”, Oscar Venturelli “Libero” e Oscar Righi “Alberto”. Con la costituzione del Comando Piazza, le forze sappiste sono poste, almeno formalmente, dal punto di vista operativo ai suoi ordini. Il movimento sappista cresce in modo esponenziale nell’arco di pochi mesi, tanto che a settembre sono inquadrati tra i 1.600 e i 2.000 sappisti, compresi i membri di alcuni nuclei femminili. Questo precipitoso allargamento porta problemi di orientamento politico, molto più sfumato ed eterogeneo tra chi aderisce alle Sap rispetto ai più selezionati Gap; ma anche di inquadramento militare e di aperto antagonismo con i Gap, a cui i sappisti avrebbero dovuto da supporto e collegamento con la popolazione civile in vista dell’insurrezione finale. È con l’intensificarsi della lotta partigiana che i due movimenti si affiancano sempre più, uniformando compiti e modalità, tanto che l’unica strada percorribile pare sia l’unificazione di Gap e Sap. Questo processo però avrà una lunga gestazione e sarà portato a compimento solo nel marzo 1945, quando - appunto - il Comando provinciale Sap lascerà il posto a un Comando unico.
Divisione Modena Armando
La Divisione Modena Armando si forma nel momento in cui Mario Ricci “Armando”, che dopo i rastrellamenti estivi è rimasto nella Valle del Panaro e poi ha passato a fine settembre la linea del fronte, cerca di raggruppare i partigiani presenti nella zona di Lizzano in Belvedere in una unica formazione.
Al momento dell’arrivo a Castelluccio (BO) il 29 settembre, “Armando” ha con sé la 64ª Brigata Gramsci ma sul territorio ci sono anche le formazioni bolognesi: la 7ª Brigata Modena, la Brigata Matteotti Montagna e la Brigata Giustizia e Libertà. Inoltre gli Alleati diffidano di lui per la sua chiara matrice comunista, come si evince da un rapporto di dicembre.
Nel Modenese si reclama invano il suo ritorno (le comunicazioni vengono ristabilite sono a fine ottobre, con la presa d’atto del passaggio del fronte e la riconfigurazione del Comando della Divisione Modena Montagna) e anche l’esercito del Regno del Sud propone di inquadrare i suoi partigiani nelle forze regolari.
Tre sono i fattori che gli consentono di portare a termine l’operazione, sebbene quasi due mesi dopo. Pesano l’affidabilità e il valore mostrati dai partigiani nelle battaglie per la conquista del Monte Belvedere (il 29 ottobre e 24 novembre). Inoltre “Armando” svolge un intenso lavoro diplomatico che lo porta a Firenze e Roma. Infine occorre considerare l’arrivo, in diverse ondate, di altri partigiani modenesi: prima il 10 novembre le Brigate Est, poi parte della Bigi e il Battaglione Anderlini e infine, il 24, la Brigata Costrignano.
Nonostante indubbie difficoltà (come dimostra l’attentato subito), a novembre viene formalizzata la nascita della nuova formazione, che è inquadrata nella V Armata americana.
A metà febbraio 1945 una parte consistente dei partigiani modenesi viene inviata a riposo a Pescia (PT), dove si riorganizza con la nascita della Brigata Corsini.
La Folloni torna in linea a inizio marzo e la Corsini a metà mese.
Dal 19 aprile entrano in azione per la battaglia finale, liberando Fanano, Sestola e Pavullo.
Il 23 arrivano a Maranello.
7ª Brigata Modena
La 7ª Brigata Modena ha origine da un gruppo di partigiani bolognesi, guidati da Ettore Sighieri, che si aggrega a Maserno (Montese) nella valle del Panaro nella primavera del 1944.
Durante la Zona libera combatte nella zona sud, sotto il comando di “Pippo”.
Dopo il rastrellamento i partigiani di Sighieri si spostano in Garfagnana e poi nella valle del Panaro, dove aggregano diversi gruppi locali.
A metà agosto i partigiani bolognesi presenti in zona vengono riuniti della 7ª Brigata Modena, che accoglie la missione inglese Pia.
A settembre gli uomini della formazione entrano in contatto con “Armando”, che seguono oltre il fronte, nella terra di nessuno.
Dopo le stragi di Gaggio e Ronchidoso, il comandante Sighieri viene sostituito con Mario Levi.
Ai primi di ottobre si stabiliscono a Pennola (Alto Reno Terme, BO), svolgendo importanti missioni nella zona circostante. Poi contribuiscono alla liberazione dell’Alta valle del Reno e all’impianto della Zona libera del Belvedere, sempre nel Bolognese. Con l’arrivo degli americani a metà ottobre, la brigata viene riorganizzata e rimessa in linea nella zona di Riola di Vergato (BO).
La 7ª Brigata Modena combatte con gli americani a Monte Belvedere e con i brasiliani a Monte Castello.
64ª Brigata Antonio Gramsci
La 64ª Brigata Antonio Gramsci nasce in seguito alla riorganizzazione della Divisione Modena Montagna che ha luogo alla fine di agosto del 1944. Riunisce i gruppi di partigiani che dopo l’attacco tedesco a Montefiorino seguono “Armando” nella valle del Panaro, rimanendovi anche quando il grosso delle forze rientra nella valle del Secchia.
Dopo una fase di sbandamento, la maggior parte dei partigiani segue “Armando” verso sud. Dopo uno scontro coi tedeschi a Sassoguidano, ripiegano sui monti fino al lago di Pratignano; poi da qui scendono a Pianaccio, scontrandosi sulla strada con un altro gruppo di tedeschi in ritirata. Da Pianaccio arrivano a Castelluccio, dove si uniscono ai partigiani bolognesi.
In questa terra di nessuno, lasciata dai tedeschi, ma non ancora raggiunta dagli alleati, si svolge la breve esperienza della Zona libera del Belvedere.
I partigiani rimasti nella valle del Panaro vengono raccolti e inglobati dal Gruppo Brigate Est e passano il fronte in novembre.
Recupero armi e distribuzione di carne
Uomini della Brigata Ivan conducono diverse operazioni di disarmo di soldati tedeschi che consentono di incamerare tre moschetti, 16 caricatori, un fucile da caccia e una bomba a mano. Nello stesso giorno viene distribuita carne alla popolazione per una quota di 100g a testa a prezzo di calmiere. Laddove possibile, la brigata si attiva a tutela della popolazione con la distribuzione di carne, come avviene anche a Portile il 25 marzo.
Uccisone di una sospetta spia
La squadra speciale del I Distaccamento della Brigata Ivan giustizia a Santa Maria di Mugnano il “repubblichino e spia” Ferdinando Magnani.
Cattura di una presunta spia
Due sappisti della Brigata Ivan catturano a Santa Maria di Mugnano, frazione di Modena, Genesio Pavesi, accusato di essere una spia, che, dopo un interrogatorio viene giustiziato.
Due azioni della Brigata Ivan
Tre partigiani della Brigata Ivan disarmano un tedesco il 30 gennaio 1945. Nello stesso giorno, alcuni elementi si recano a casa del fascista Borsari dove requisiscono due buoi, che vengono poi macellati e distribuiti alla popolazione della zona. Due giorni dopo, il 2 febbraio, un elemento del I Distaccamento riesce ad asportare da un autocarro tedesco un borsone pieno d’armi.
Brigata Sap Ivan poi 11ª Brigata d’Assalto Ivan
La Brigata Ivan viene costituita unificando le formazioni sappiste della VII zona, in particolare quelle operanti nell’area sud/sud-est di Modena. Assume il nome di battaglia del giovane comandante Giorgio Bortolamasi “Ivan”, fucilato dalle Brigate Nere di Carpi il 27 gennaio 1945, dopo essere stato arrestato a seguito di una delazione e avere subito pesanti interrogatori per diversi giorni. Da marzo la brigata viene comandata dal romagnolo Leonida Zannoni “Andrea”. Il 2 aprile 1945, la 11ª Brigata d’Assalto Ivan viene inquadrata nella costituenda II Divisione Modena.
Dispone di quattro battaglioni. La formazione articola la sua zona d’azione nell’area sud-est di Modena, da San Lazzaro a Ponte Sant’Ambrogio, Sant’Agnese, Collegarola, San Damaso, Collegara, San Donnino fino al Ponte Guerro, Paganine, Portile fino al torrente Tiepido, San Martino, Santa Maria di Mugnano, Vaciglio.
Il 21 aprile il Comando della II Divisione Modena ordina alla brigata di intensificare l’attività e, una volta iniziate le operazioni di occupazione della città, di dirigersi verso il centro storico. Tuttavia, la brigata non può prendere parte all’occupazione di Modena perché si trova tagliata fuori dal passaggio delle truppe tedesche che dall’area sud della provincia tentano di raggiungere Campogalliano e Carpi.
Non potendo partecipare all’occupazione della città la brigata svolge compiti di rastrellamento nella sua zona ed è protagonista di combattimenti con reparti di retroguardia fino alla notte del 22 aprile.
La brigata riesce infine a entrare a Modena nella mattinata del 23 aprile.


