Uccisione di una presunta spia

Elementi del Distaccamento Oberdan della Brigata Mario prelevano e uccidono Paolo Campi, riconosciuto come spia.


Cattura e uccisione di un graduato tedesco

Il comandante, il vicecomandante e alcuni elementi del Distaccamento Bruno della Brigata Mario catturano in pieno giorno un caporal maggiore delle SS tedesche, che in seguito viene giustiziato.
Pochi giorni dopo, il 24 del mese, alcuni elementi della brigata catturano il tenente repubblichino Grosoli, nella zona sud di Modena. Nell’operazione vengono recuperati una pistola “beretta” e una bicicletta. Il tenente, dopo «regolare processo», viene giustiziato.


Cattura e uccisione di due ausiliarie

Elementi del Distaccamento Luigi della Brigata Mario catturano due ausiliarie repubblichine, che, dopo un processo, vengono giustiziate.


Uccisione di un graduato fascista

La prima squadra del Distaccamento Luigi della Brigata Mario «giustiziò» in pieno giorno un sergente maggiore della Brigata Nera recuperando una pistola e una bicicletta.


Sequestro di tabacco

Il vicecomandante e alcuni elementi del Distaccamento Athos della Brigata Mario intercettano, in pieno giorno, un automezzo sulla via Giardini a Modena e sequestrano un grosso carico di oltre 300 kg di tabacco.


Partigiani della 12a Brigata d’Assalto Mario il giorno della sfilata del 30 aprile 1945 per le vie di Modena, ISMO, Carte Walter Masetti

12ª Brigata d’Assalto Mario

La Brigata Mario viene costituita unificando le formazioni sappiste della VII zona, in particolare quelle operanti nell’area sud/sud-ovest della città di Modena (Cognento, Freto, Tre Olmi, Madonnina, Bruciata, Ponte Alto e Cittanova).
Ad assumere il comando della brigata nel febbraio 1945 viene inviato Walter Masetti “Pietro”, già comandante della Brigata Guidetti, chiamato a organizzare una situazione caratterizzata, secondo le sue stesse parole, da grande eroismo, ma anche da fortissime tensioni e da una preoccupante spregiudicatezza, che possono compromettere gravemente la lotta partigiana e i rapporti con la popolazione civile: «c’era una zona molto difficile. Una zona dove c’erano combattenti bravissimi, ma che non avevano la minima coscienza cospirativa ed in tal modo creavano delle situazioni nelle quali era impossibile resistere. C’è gente che cattura un fascista e lo fa mettere in mutande lungo la via Emilia e lo fa correre con la pistola puntata fino alla "Bruciata" (certamente una bella azione dal punto di vista folkloristico; ma occorreva più serietà: se era da far fuori, lo si faceva fuori senza tante storie. Non si poteva scoprire la zona e provocare un rastrellamento per una cosa del genere. Ed infatti è una Brigata che ha avuto parecchi Caduti)». La brigata viene quindi organizzata in battaglioni, anche se viene sempre privilegiata (come si evince dal Diario della brigata) l’attività dei distaccamenti, formazioni più piccole e agili, adatte al territorio e all’approccio dei vari comandanti. Tra le attività di riordino attuate da Masetti, oltre al tentativo di inviare in montagna i soggetti meno gestibili e più irrequieti, c’è la costituzione di un Tribunale partigiano composto dai comandanti di battaglione.
Ad assumere la responsabilità di commissario politico è Augusto Rovatti “Jago”.
Il 2 aprile 1945, la 12ª Brigata d’Assalto Mario viene quindi inquadrata nella costituenda II Divisione Modena. La brigata prende parte attiva alla liberazione di Modena: entrando in azione in tarda mattinata del 22 aprile, riesce a salvare l’acquedotto civico nei pressi di Cognento che è stato minato dai tedeschi; riesce a penetrare in città raggiungendo i viali e installando posti di blocco; il Distaccamento Oberdan, impegnato fuori Modena, riesce a catturare il Comandante della Platzkommandantur Forster.

ISMO, Interviste Casali, Divisione Modena “P.”, Intervista a Walter Masetti, Dalla Brigata “Guidetti” alla 12 Brigata “Mario” – dall’autunno 1944 alla liberazione; Carte Walter Masetti
Italo Scalambra, La scelta da fare. Dalla clandestinità alla resistenza nel modenese, Roma, Editori Riuniti 1983
Luciano Casali, Storia della Resistenza a Modena, Modena, ANPI 1980


Arresto di quattro partigiani

A Cà Bertocchi di Montese, a seguito di una delazione, vengono arrestati i fratelli Remo e Aristide Ricci, Giorgio Ruggeri e Darfo Dallai, un partigiano carpigiano in procinto di passare le linee - tutti partigiani della Brigata Matteotti. Si tenta di salvarli, ma inutilmente e i quattro vengono impiccati a Mirandola il 22 febbraio 1945 insieme a Cesare Degani della Brigata Mario.

Scheda che descrive la strage del 22 febbraio 1945 sul portale web “Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia”


Salvataggio di un pilota alleato

La Brigata Matteotti compie il salvataggio del pilota A. C. Lincoln Sherwood, abbattuto tra Guiglia e Zocca, che viene nascosto e fatto ritornare oltre le linee.


Brigata Matteotti con zone formazioni. Ismo Deposito Grisi

33ª Brigata Giacomo Matteotti

«Si tratta della più cospicua ed ufficiale rappresentanza socialista nel partigianato modenese». La Brigata Giacomo Matteotti opera nell’area di Guiglia, Zocca e Montese. Viene costituita a novembre 1944 unificando formazioni da tempo presenti nella Valle del Panaro, in parte Sap socialiste e in parte formatesi in modo spontaneo dopo l’armistizio e soprattutto dopo la perduta battaglia di Montefiorino, quando «una parte dei partigiani si sbanda e si dirige verso la pianura […], altri si spostano nella valle del Panaro». Alcune erano realtà strutturate come il Distaccamento Destra Val Panaro, guidato da Contardo Rovinazzi “Cacciaguida” di Guiglia, e le formazioni Valpanaro, guidata da Mario Guermandi “Guerra”, “Sisinio”, “Moro” e “Sergente”.
In realtà la «formalizzazione» a livello di Partito Socialista provinciale avviene a seguito di una comunicazione del 16 gennaio 1945.
Le figure più attive nella nascita e nell’organizzazione di questa brigata sono Eros Basile “Fieramosca” e Renato Prati “Lazzaro Saliceti”.
In quel momento la brigata, il cui comando ha sede a Zocca, conta un centinaio di uomini ed è divisa in diverse formazioni dislocate nel territorio di Guiglia (che rimane per tutto il tempo la componente più numerosa, con a capo “Cacciaguida”, più tardi divenuto vicecomandante della brigata), Zocca (con a capo Bruno Scaglioni, “Il Moro”) e Bertocchi di Montese (con a capo Remo Ricci, “Remo”). Secondo le disposizioni di “Fieramosca”, ogni partigiano avrebbe dovuto risiedere, ove possibile, presso la propria famiglia, rimanendo sempre pronto a entrare in azione e a seguire i comandi del capo formazione.
L'azione della Matteotti, nonostante il carente armamento e la zona operativa prossima al fronte, è significativa: la Cronistoria della Brigata annota l’uccisione di circa 150 nazisti e circa 200 tedeschi o prigionieri di varia nazionalità, arruolati forzatamente, vengono persuasi a disertare. Vengono inoltre salvati alcuni piloti alleati e un centinaio di perseguitati, in parte fatti passare al di là delle linee, vengono sottratte armi e munizioni e viene garantito il funzionamento del servizio informazioni militari.
Intorno a marzo 1945 la situazione precipita: dopo aver collocato la propria base di comando a Zocca e, da febbraio, ai Sassi di Montecorone, si trasferisce a Missano dove è pressoché circondato dalle forze nemiche che si stanno trincerando in punti nevralgici, quali la fornace di Missano, il Monte della Riva, il Cimitero di Zocca e il monte a Nord di Zocca. A seguito dello scontro armato del 19 marzo, la base di comando si trasferisce a Sasso di Montecorone poi a Farneta.

Mario Menabue, Basta salvare la pelle. Problemi politici, militari, logistici e finanziari della guerra civile, 1943-45, nella Valle del Panaro, Modena, Il Fiorino 2000
Alberto Stefani (a cura di), Guerra e Resistenza nelle Terre di Castelli. I 20 mesi dall’occupazione alla Liberazione, Modena 2025 (in stampa)
Ilva Vaccari, Il socialismo modenese nella Resistenza (dall’antifascismo alla ricostruzione), Bologna, La Nuova Immagine 1988


Distaccamento Cinno

Il Distaccamento Cinno è una piccola formazione partigiana che opera nel territorio di Nonantola. Nasce nella primavera 1944 ad opera di alcuni professori, professionisti, appartenenti alla piccola borghesia, in gran parte ex ufficiali di complemento del disciolto esercito. Il nome fa riferimento al noto antifascista nonantolano Eliseo Zoboli (1865-1940), detto “Cinno” per la sua piccola struttura fisica, che ha vissuto per 14 anni da autorecluso nella Torre Civica del paese, come segno di protesta contro il regime.
Si tratta di una formazione atipica in quanto «fa[ceva] esclusivamente attività di propaganda e contro le requisizioni, ma [era] contraria di fatto alla lotta armata». Per lo più distribuisce volantini e “l’Avanti!” clandestino. Questa scelta, legata agli ideali pacifisti dell’area di appartenenza, giustifica il numero molto contenuto di azioni significative cui il Distaccamento Cinno partecipa.
Il Distaccamento Cinno riesce a raccogliere ben 800.000 lire, prontamente riservate al Cln provinciale.
Ci sono alcuni momenti di scontro con i partigiani di area comunista, che non apprezzano l’attendismo socialista: si arriva anche a un furto di armi. La formazione interviene comunque alla liberazione di Nonantola e di Modena.

Ilva Vaccari,Il socialismo modenese nella resistenza, Bologna, La nuova immagine 1988


Istituto per la Storia della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Modena - E.T.S.


CONTATTI

  • Viale Ciro Menotti 137 - 41121 Modena
  • TEL: 059 219442/42377
  • PEC:istitutostoricomodena@pec.it
  • CF:  80010530360

Questo progetto rientra in Storie digitali Modena, un portale che intreccia voci, mappe, documenti e racconti per far rivivere il Novecento modenese.

Portale cofinanziato dai Fondi europei della Regione Emilia-Romagna