Brigata Selvino (o Silvino) Folloni
Non si sono trovate notizie certe riguardo alla formazione di questa brigata. Poiché Selvino Folloni, a cui viene intitolata, è un partigiano morto il 5 novembre 1944 a Benedello, si data successivamente a questo evento la nascita del gruppo.
Si tratta, alla pari dell’Adelchi Corsini, di una prosecuzione della brigata Gramsci.
Gli uomini della Selvino Folloni oltrepassano le linee attorno al 10 novembre, insieme al resto della Brigata Gramsci e alla Roveda. Si uniscono quindi alla Divisione Modena Armando, con cui combattono sull’Appennino bolognese.
Verso la fine di febbraio, la brigata trascorre un periodo di riposo a Pescia (PT) prima di tornare in linea.
È protagonista della liberazione di Fanano il 21 aprile 1945.
Polizia partigiana (o Presidio di Montefiorino)
La Polizia partigiana nasce durante la riorganizzazione complessiva delle brigate in seguito all’esperienza della Zona libera di Montefiorino. Dopo che un documento della Divisione Modena Montagna viene intercettato dai fascisti, il Cumer ordina al comando della divisione di organizzare un servizio di polizia adeguato, probabilmente già previsto nelle settimane precedenti.
L’8 settembre 1944 Teofilo Fontana viene posto al comando del distaccamento di polizia, organizzato in cinque squadre da cinque uomini ciascuna. Il vicecomandante è Nello Ceresoli mentre il commissario è Giuseppe Bortolotti.
I compiti della polizia sono il monitoraggio dell’ordine pubblico, la punizione di prelievi irregolari, dei furti e delle violenze, oltre alla repressione dell’attività di spionaggio, lo svolgimento dei processi e la raccolta di informazioni. Ma nel corso della sua attività le unità di polizia compiono anche perlustrazioni del territorio e si verificano piccoli scontri con pattuglie tedesche.
Dal punto di vista della struttura di comando, essa è emanazione del Comando Divisione Modena.
Dal 4 dicembre, con la nascita del Clnm, la polizia viene sottoposta a esso.
Nell’aprile 1945, in seguito ad accordi tra il comando della Divisione Modena e il Clnm, la Polizia partigiana torna alla diretta ed esclusiva dipendenza della Divisione Modena Montagna, trasformandosi in un organismo «prettamente militare». Dal 10 aprile essa deve «controllare qualunque attività svolta dalle forze partigiane, senza distinzione di grado e carica, attenendosi scrupolosamente alle direttive ricevute da questo Comando di Divisione».
Viste le aumentate prerogative, alcuni comandanti di brigata, come Lino dell’Italia Libera, interrogano il comando di divisione su quali effettivi confini amministrativi abbia la polizia, temendo ingerenze che di fatto si sono già verificate, ma soprattutto in polemica con l’abuso di potere operato dalle unità di Fontana nella fucilazione arbitraria di spie e sospetti di spionaggio.
Dopo Fontana, il comando passa in dicembre a Guido Casini e in gennaio a Rino Borghi.
Attacco di Vignola
Un gruppo del Battaglione Monteverdi attacca il presidio tedesco di Vignola, uccidendo due militari della Wehrmacht e catturandone altri sette.
Dall'azione sono recuperati fucili e cavalli.
Nella notte tra il 9 e il 10 febbraio vengono fucilati i prigionieri a causa di un tentativo di fuga.
Brigata Mario Speranza
La brigata Mario Speranza si forma staccandosi dal gruppo Scarabelli. Se la nascita ufficiale risale al 28 gennaio 1945, già a ottobre parte della Scarabelli era stata inviata da “Marcello” presso Torre Maina di Maranello con l’obiettivo di accrescere l’organico: i primi distaccamenti vengono creati a Maranello e Fiorano, in unione con reparti Sap della VI Zona, ma le azioni sono sporadiche e mal organizzate.
A fine gennaio la Divisione Modena Montagna, il Comando Piazza e il Cumer decidono di dar vita a una nuova brigata dedicata a Giancarlo Dieci “Mario Speranza”, caduto il 9 dicembre a Pazzano di Serramazzoni, al fine di meglio controllare i partigiani operanti nella zona in questione. Chiaffredo Cassiani “Stop” è nominato comandante.
L’unità soffre di armamento incompleto, per questo i distaccamenti della Speranza compiono per lo più attività di sorveglianza della via Giardini, alcune requisizioni e diverse fucilazioni di spie fasciste.
A fine marzo viene riorganizzata: sono nominati due nuovi vicecomandanti (“Gimmy” e “Briscola”) che devono guidare i due blocchi di cui la Speranza è formata e operare a cavallo della via Giardini.
A inizio aprile un attacco tedesco presso Torre Maina causa lo sbandamento dei partigiani, che si ritirano sull’Appennino, mentre lo stesso “Stop” muore durante il combattimento.
In seguito, complici le frizioni intestine allo stesso comando, la parte della Speranza dislocata a ovest della Giardini dà vita a una nuova unità - la Brigata Stop, appunto - mentre un altro nucleo, alla guida di Mario Comelli “Ramberga”, forma la Zoello Monari. Ciò che rimane della Speranza continua a operare sino alla Liberazione sotto la guida di “Gimmy”, compiendo attacchi alle retrovie tedesche anche durante la ritirata generale.
34ª Brigata Garibaldi Santa Giulia poi Mario Allegretti
La brigata Santa Giulia nasce in seguito alla ristrutturazione della Divisione Modena alla fine del 1944.
Viene assemblata unendo due battaglioni di partigiani locali, due appartenenti alle formazioni di "Marcello" e il gruppo Italia Libera di Mario Allegretti “Italo”, che ne diventa il comandante.
Capo di Stato Maggiore è Leo Dignatici.
L’inizio dell’attività della brigata può identificarsi nel momento in cui l’Italia Libera si trasferisce da Farneta a Cassuolo di Saltino (10-20 febbraio 1945), ma piccole azioni sono condotte già alla fine del 1944: i battaglioni Guidoboni, Anderlini, Renzo e Palagano disturbano frequentemente il traffico nemico sulla Giardini e sul monte Cantiere.
Nel gennaio 1945 la Santa Giulia è duramente investita dal rastrellamento tedesco: in quel contesto muore il vicecomandante Amelio Tassoni.
Tra il 1° e il 6 aprile reparti germanici attaccano le posizioni della brigata. In collegamento con gli Alleati, la Santa Giulia progetta il contrattacco, muovendo contro il presidio di Moncerato il 9 aprile. A guidare l’azione (poi sospesa) è il comandante “Italo” che muore il giorno successivo. Da quel momento la brigata assume il nome di Mario Allegretti "Italo" e Leo Dignatici “Leo” ne diventa il comandante.
Nella fase dell’insurrezione la brigata muove verso Prignano sulla Secchia e Sassuolo.
Attacco tedesco a Ponte Brandola
Dopo aver avvistato una formazione tedesca (valutata come “battaglione”) che muove in direzione di Polinago, gli uomini della Brigata Dragone si apprestano ad attaccarla presso il paese stesso. Il combattimento coinvolge anche partigiani di Brandola, le Sapm di “Discordia”, il battaglione di Maranello e una squadra di “Uragano”.
Il combattimento dura circa sette ore, fino alla ritirata dei tedeschi.
Secondo il diario storico della “Dragone” le truppe germaniche contano sette morti e sette feriti, nessuna perdita tra i partigiani.
Attacco al presidio di Montebonello
Alla sera del 5 marzo un battaglione della Dragone inizia i movimenti per l’attacco al presidio tedesco di Montebonello, composto da circa 60 soldati, che, stando alle fonti della brigata, dura 40 minuti.
I partigiani non riescono a neutralizzare il presidio e si ritirano sulle basi di partenza, senza subire perdite.
Attacco contro presidi tedeschi
Oltre a diversi attacchi di pattuglie alle comunicazioni tedesche lungo le strade, il 15 febbraio alcune formazioni delle Sapm e il battaglione Guerrino della brigata Dragone attaccano i presidi tedeschi di Serramazzoni, Rio Torto, Ligorzano e Selva.
Ciò provoca un contrattacco tedesco il giorno successivo, con combattimenti a Gombola, Cassano, monte San Martino e Talbignano. I partigiani accusano un ferito il 15, mentre nel rastrellamento del 16 registrano un morto, un ferito e due prigionieri.
Attacco al sanatorio della Santona
Il 10 febbraio, una pattuglia della Dragone in missione nella zona tra Fanano e Sestola, intercetta otto disertori russi che si uniscono al gruppo e con cui attacca il sanatorio della Santona (frazione di Lama Mocogno). I nemici si asserragliano all’interno.
Scontro di Coscogno
Il 10 febbraio 1945 una pattuglia del distaccamento Briscola cattura a Coscogno due tedeschi, mentre altri quattro vengono uccisi.



