33ª Brigata Garibaldi Dragone
La Brigata Dragone nasce nella fase di ristrutturazione delle formazioni della montagna di fine 1944.
Domenico Telleri “Minghin”, attivo sin dall’inizio del 1944 nelle bande locali, durante la Zona libera di Montefiorino è tra i comandanti della III Divisione. Dopo il rastrellamento che ne segna la fine dell’esperienza, i circa 100 uomini rimasti sotto il suo controllo decidono di non passare le linee, ma rimangono operativi in zona. Nell’autunno che segue, il gruppo non è protagonista di particolari azioni, ma mantiene il controllo della valle del torrente omonimo.
All’inizio del 1945 la formazione è coinvolta nel grande rastrellamento tedesco, durante il quale cadono cinque partigiani.
Il nuovo assetto, con la formalizzazione della brigata, è operativo dal gennaio 1945, anche se “Minghin” ha molti dubbi, che determinano tra l’altro lo spacchettamento della Santa Giulia.
Nel corso di febbraio-aprile continuano gli attacchi contro il traffico nemico.
Nella fase di insurrezione finale, la Dragone sostiene importanti azioni nella zona di Prignano e Polinago.
Scontro di Castellarano
All’inizio del 1945 la Brigata Dolo è molto attiva nell’interruzione del traffico nemico sulla via Giardini e tra Roteglia (RE) e Castellarano (RE). Presso quest’ultima località, il 15 febbraio, si verifica uno scontro tra due battaglioni della Dolo e unità tedesche.
Lo scontro, di circa sette ore, causa diverse perdite ai tedeschi. Non si conoscono eventuali caduti o feriti della brigata.
27ª Brigata Garibaldi Dolo
La Brigata Dolo nasce nel dicembre 1944, nell’ambito della riorganizzazione della I Divisione. Essenzialmente deriva dalla parte della Brigata Bigi che non ha passato il fronte a novembre.
Nel gennaio 1945 la Brigata Dolo è coinvolta, come tutta la Divisione Modena Montagna, nel rastrellamento invernale, nel quale perde dieci partigiani.
In febbraio e marzo compie attacchi sulla SS 63 e sulla via Giardini, che congiunge Modena con il Passo dell’Abetone. Inoltre attua la sorveglianza della Valle del Secchia e del Monte Saltello.
Rastrellamento tedesco invernale
Nei primi giorni di gennaio del 1945 l’Appennino modenese e eggiano viene investito da un rastrellamento tedesco che chiude un ciclo operativo iniziato, in regione, il 4 novembre nel Piacentino. Nel Modenese e nel Reggiano il rastrellamento si concentra nei giorni dal 7 al 10 gennaio, mentre le formazioni sono in una delicata fase di riorganizzazione interna e pagano un equipaggiamento inadatto alle condizioni climatiche e spostamenti quasi impossibili. I reparti tedeschi - adeguatamente preparati e attrezzati - attaccano lungo tre direttrici diverse: una colonna parte da Pievepelago e si dirige a Pietravolta, poi verso Frassinoro e Romanoro; una seconda proveniente da Lama Mocogno occupa Palagano e poi prosegue per Montefiorino; la terza, da Serramazzoni scende a Ponte Cervaro e poi si divide in vari gruppi. Partendo quindi da tre località poste sulla via Giardini, i tedeschi si dirigono verso ovest nel Modenese; contemporaneamente, nel Reggiano, dalla Statale 63 altre colonne attaccano verso est.
La zona partigiana modenese e reggiana viene investita da due lati, mentre a sud è chiusa dal fronte e a nord dalla catena di presidi fascisti posti lungo la strada pedemontana. La superiorità numerica del nemico costringe molte formazioni a sganciarsi, anche dopo aver ingaggiato ingenti scontri in termini di vite umane. Dopo un acceso combattimento, il vicecomandante del Gruppo Pino ordina lo sganciamento in zona reggiana, unendosi poi Battaglione democratico cristiano con cui riescono a bloccare il nemico sotto il monte Penna, tra Morsiano e Novellano. La Brigata Dolo, schierata invece tra Quara e Massa di Toano, prova a mantenere le proprie posizioni per impedire ai tedeschi il passaggio del Dolo e del Secchia, ma è comunque costretta a sganciarsi verso la zona di Bebbio, Carpineti (RE). La Brigata Dragone si porta sulle posizioni di Brandola, Polinago, Pianorso, Montemolino, Boccassuolo, Frassinoro e Farneta. La Brigata Scarabelli sostiene uno scontro contro reparti tedeschi a Prignano e a San Pellegrinetto e poi presso Pavullo e Polinago.
Nel corso di quattro giorni di combattimenti i partigiani perdono 20 uomini e hanno una quarantina di feriti. Sebbene l’azione di accerchiamento tedesca fosse fallita, mette a nudo le fragilità e le difficoltà delle formazioni e dei comandi, che impiegano il periodo successivo a riorganizzarsi.
Attacco al caposaldo tedesco
Il Battaglione Pino conduce con successo un attacco contro un caposaldo tedesco nelle immediate retrovie del fronte, a Capraia di Garfagnana (LU), causando gravi perdite al nemico in uomini, materiale bellico e animali da trasporto.
Gruppo Alpino Righi
Il gruppo di Alpino Righi si forma a inizio 1944 nelle zone di Romanoro e Frassinoro (Valle del Dolo) e nel corso del tempo sarà definito con nomi diversi: Battaglione Pino, dal nome del suo comandante; Formazione Fontanaluccia, dal territorio in cui è installato; Battaglione Sacchetti.
A inizio febbraio stabilisce i primi contatti con il gruppo di Giovanni Rossi e confluisce nella Brigata Ciro Menotti nell’aprile 1944; ma anche in seguito mantiene una propria autonomia, restando collegato al territorio del Comune di Frassinoro.
Durante la Zona libera di Montefiorino il battaglione Pino fa parte della I Divisione, ma, dopo il rastrellamento, si ricostituisce a fine agosto come Formazione Fontanaluccia.
Entra nella Brigata Bigi, ma a novembre, dopo uno scontro con "Davide", non passa il fronte e torna a Civago (RE).
Si inserisce nella Brigata Dolo, ma a marzo del 1945 si stacca dalla Dolo ed entra nella nuova Brigata Italia Montagna.
Attacchi contro membri della Brigata Sap Franco
In un contesto di guerra civile sempre più acceso e violento, nei primi mesi del 1945 la lotta contro i partigiani assume ritmi serrati. Il 23 febbraio, un caposquadra e un sappista della Brigata Sap Franco vengono sorpresi durante una perlustrazione. Dopo un breve combattimento i due partigiani si ritirano, ma solo uno rientra alla base. L’altro è disperso. Il 3 marzo, una Sap viene aggredita da una cinquantina di soldati tedeschi, dai quali riesce a fuggire senza perdite dopo un breve scontro a fuoco. Due giorni dopo, alcuni sappisti della brigata sono costretti a ritirarsi senza perdite dopo un attacco di una pattuglia tedesca.
Azioni della Brigata Sap Franco contro i delatori
Nei primi mesi del 1945, la guerra civile tra partigiani e fascisti si acuisce maggiormente, i primi più organizzati e spinti dall’andamento bellico generale e i secondi consapevoli di giocarsi ormai le ultime possibilità con atti più violenti. In questo contesto, il 15 febbraio la Brigata Sap Franco cattura e sottopone a processo il vicereggente del Pfr di Campogalliano, probabilmente Lauro Baccarani, considerato una zelante spia del reggente di Campogalliano, il capitano Giulio Silvestri. Il Baccarani viene condannato a morte e ucciso. La stessa sorte tocca a quattro spie fasciste il 6 marzo.
Disarmi e attacchi della Brigata Sap Franco all’inizio del 1945
Tra la fine di gennaio e la metà di febbraio, diverse squadre della brigata si impegnano in scontri diretti con le forze tedesche e fasciste. Il 30 gennaio, per esempio, il Distaccamento Bruno della brigata riesce a disarmare quattro soldati tedeschi. Altri disarmi si registrano il 3 e l’11 febbraio, fino al 15, quando il Distaccamento Oberdan recupera due pistole e due fucili Mauser da quattro soldati tedeschi.
In quelle stesse settimane sono ingaggiati anche alcuni scontri diretti: il 12 febbraio, durante una perlustrazione, alcuni sappisti del Distaccamento Luigi si imbattono in un gruppo di soldati tedeschi lasciando sul terreno un morto e un ferito; il 15 febbraio, il 2° battaglione attacca una ventina di tedeschi a colpi di mitra e di moschetto, uccidendo un soldato e ferendone altri; mentre il giorno successivo il Distaccamento Athos, guidato dal comandante della brigata, attacca un’automobile tedesca uccidendo due soldati. L’8 marzo, infine, un attacco contro quattro macchine tedesche provoca la morte di cinque soldati e il ferimento di altri due.
Brigata Sap Franco
La Brigata Sap Franco è una formazione partigiana nata il 19 gennaio 1945 alle dipendenze della Divisione Sap Carpi, Divisione poi rinominata Diavolo, nel marzo 1945. La Brigata Sap Franco, insieme alla Brigata Sap Diavolo (rinominata poi Sergio nel marzo 1945) e al Battaglione Sapiste comandato da Maria Beltrami “Franca”, racchiude i partigiani delle Squadre di azione patriottica (Sap) dei territori della Prima zona partigiana, corrispondente all’area del Carpigiano e comprendente i comuni di Carpi, Soliera, Campogalliano e Novi di Modena, oltre ad alcune frazioni del comune di Modena: Ganaceto, Lesignana e Villanova.
La brigata è intitolata ad Alessandro Cabassi “Franco”, partigiano e organizzatore del Fronte della gioventù, fucilato a Modena il 26 ottobre 1944 da militi della Guardia nazionale repubblicana (Gnr) e insignito nel 1969 della Medaglia d’Argento al Valor Militare alla Memoria.
La brigata svolge la sua attività fino alla confluenza nella 15ª Brigata d’Assalto Diavolo e nel Gruppo Brigate Aristide, tra fine marzo e inizio aprile 1945.
L’orientamento politico ufficiale della formazione è quello comunista, ma al suo interno militano probabilmente anche componenti di diverse idee politiche.
Archivio Storico Comunale di Carpi, Fondo Mario Bisi.



